IL CATCHER
Sottigliezze di Gigi Cameroni
Leggere questo articolo, che un pò di tempo fà avevo chiesto di scrivere al mio amico Gigi è stata una piacevole sorpresa; prima di tutto ho ritrovato un pò di storia e poi tante pillole di saggezza che farebbero molto bene a chi intende insegnare o intraprendere il ruolo del ricevitore (Catcher). Non è un caso che Gigi Cameroni sia entrato a far parte della Hall of Fame del baseball italiano e questo trattato dimostra, se ce ne fosse bisogno, tutta la sua passione per questo gioco. (Giorgio Moretti)
Quando
l'amico Giorgio Moretti mi chiese di scrivere qualcosa di tecnico sul Ricevitore
pensai che non sarebbe stato difficile accontentarlo. Però, all'atto di prendere
carta e penna, decisi che per far capire meglio l'importanza di questo ruolo,
sarebbe stato utile raccontare anche una breve storia, la mia storia, per
entrare più a fondo nell' argomento.
Nel 1946 un gruppo di giocatori del Milano Baseball, alla ricerca di nuove leve, si presentò al Liceo dell'Istituto Gonzaga e, nel cortile, iniziò a spiegare i primi rudimenti; fui messo a fare il ricevitore con una maschera e niente altro.
Fu un vero colpo di fulmine che mi fece innamorare e mi spinse ad abbandonare il calcio dove giocavo nei campionati studenteschi come ala, bravo a calciare con entrambi i piedi, veloce e sotto osservazione degli scouts del Milan per i quali avrei dovuto fare un provino con la probabilità di entrare in una delle squadre giovanili.
Non ci fu nulla da fare: quel sottile piacere che regala il baseball entrò nella mia anima e, da quel momento, appesi al chiodo le scarpe da calciatore e mi dedicai solo a questo sport.
Nacque così il "Leo Baseball" formato da liceali del Gonzaga e del Leone XIII di Milano. Una banda di entusiasti, tra cui c'era anche Giancarlo Mangini, che si allenava tutti i pomeriggi dinanzi al Vecchio Campo Giuriati sotto la guida di un altro fanatico: Max Otto. Avevamo rubato lo spazio solitamente occupato dal calcio di periferia e quel terreno, un pò infossato, rappresenterà il nostro campo fisso per molti anni. Gli allenamenti venivano alternati con le altre due squadre milanesi: gli Yankees e il Milano B.C.; eravamo capaci di stare delle ore a tirarci la palla per migliorare il controllo e la precisione.
Non c'era nessuno che mi insegnasse i veri fondamentali da ricevitore e quindi giocavo con il solo aiuto dell'istinto, dopo avere osservato attentamente qualche buon giocatore delle squadre militari americane che bazzicavano nei paraggi.
Non esistevano segnali ed era una festa quando i lanciatori riuscivano a tirare due tre strikes di seguito. Gli spettatori che, in piedi intorno al campo, osservavano le partite, dicevano in Milanese "ma va chel lì che bel purte" (ma guarda quello lì che bel portiere), dato che il più delle volte dovevo buttarmi per prendere i lanci.
Questo fu l'antefatto per sessantanni di carriera che iniziò in modo concreto quando, nel 1948, passai nelle file del Milano, la più prestigiosa delle squadre della città.
Iniziai così un studio approfondito del mio ruolo oltre che quello del lanciatore, cioè del compagno con cui avrei dovuto dividere equamente vittorie e sconfitte.
Non essendoci allenatori molto capaci fui costretto ad arrangiarmi con libri di tecnica presi in prestito all'USIS e con interviste ad allenatori delle Basi Americane di Verona e Vicenza. Purtroppo tra il 1948 e il 1957 trovai allenatori che mi vollero utilizzare in altri ruoli: per il mio tiro rapido da tutte le posizioni fui chiamato a giocare interbase nella Nazionale, mentre nel Milano dovetti adattarmi a fare sia il lanciatore che il ricevitore. Solo dal 1958 occuperò sempre il ruolo di ricevitore sia nel mio club che in Nazionale; per questa ragione ci vollero la bellezza di dieci anni per riuscire a capire nei minimi particolari tutte le finezze di questo ruolo.
Questa premessa per spiegare con quale abnegazione dovetti impegnarmi per raggiungere certi risultati. Quindi, non mi dilungherò a spiegare tutto sul ruolo del ricevitore in quanto esiste una marea di manuali e libri, che trattano ampiamente i vari fondamentali, limitandomi ad approfondire solo un argomento per il quale ho speso tanto tempo della mia vita nel baseball:
Cosa fare per capire quali lanci chiamare.
Innanzitutto un primo suggerimento: se non possedete tanta umiltà e grande voglia di imparare è meglio che non proseguiate nella lettura di quanto vi sto per dire. Agli inizi, cioè negli anni '50, il catcher migliore era Tonino Marcucci del pluriscudettato Nettuno; con lui parlavo molto e gli chiedevo consigli osservandolo attentamente quando giocavo contro.
Nel dopo partita il mio impegno diventava più faticoso: mi concentravo per riesaminare i battitori che avevo affrontato, turno per turno, stilando un sunto conciso e analitico; per ogni avversario avevo una scheda con disegnato un rettangolo verticale, cioè l'area dello strike, dove segnavo tutti i lanci per tipo e punto di arrivo a casa base. Avevo imparato a usare la memoria allenandola con un costante impegno nell'esaminare i battitori anche durante il BP per ottenere continue informazioni.
Di sicuro non avevo inventato alcunchè visto che, negli anni successivi, scoprivo che questa scheda era utilizzata da tempo nelle Major Leagues! Per anni ho raccolto e analizzato dati sui battitori: per ciascuno preparavo la rotazione dei lanci in base alle informazioni nella mia memoria confrontate con i dati schedati. Un lavoro gravoso che dava immancabilmente i suoi frutti. Mentre giocavo o osservavo il BP vivisezionavo ogni giocatore nel box osservando attentamente la posizione delle gambe e dei piedi rispetto a casa base, il movimento della mazza prima di battere e lo swing successivo; ci fossero stati i computer quanta fatica in meno! Quando, all'inizio del 2000, mi trasferii da Milano in Riviera Ligure fui costretto ad eliminare una quantità enorme di contenitori in cui c'era tutto il mio vissuto da ricevitore ed allenatore.
COSA FARE PER CAPIRE QUALI LANCI CHIAMARE
Cosa
devi guardare quando un battitore entra nel box? La posizione delle gambe se
divaricate o ravvicinate, la posizione dei piedi e la distanza dal piatto.
Questi tre fattori sono importanti insieme ad altri due: la traiettoria dello
swing mentre il battitore si scioglie prima del lancio e il movimento successivo
quando il battitore gira la mazza per colpire la palla.
Prima di proseguire vorrei sapere se sai quanti e quali sono i lanci migliori del tuo pitcher; questa conoscenza è di primaria importanza e ti permetterà di sfruttare al massimo le potenzialità del compagno che dovrai guidare.
Per avere buone speranze risulta indispensabile che un lanciatore, in grado di lavorare secondo i miei schemi, sia in possesso di una buona fast e di uno slider o di una curva. Migliori chances possedendo anche il cambio o la fork ball, ma purtroppo questa è la prerogativa solo dei grandi lanciatori. Un altro elemento essenziale è il controllo perchè, se chiedo un lancio in un punto del piatto, in quel punto deve arrivare e non pressapoco lì vicino.
Nella mia carriera ho ricevuto molti lanciatori che possedevano una buona varietà di lanci ma, soprattutto, ottimo controllo: tra costoro voglio ricordare G.Folli (2 scudetti), G. Glorioso (2 scudetti a mille e record di K:218 in 18 partite), G. Paschetto (2 scudetti), e Teddy Silva di Bollate (2 scudetti). Con lui in pedana, nella partita di esordio in Nazionale a Rotterdam, gli Olandesi in cinque riprese non riuscirono mai a raggiungere la 1° base! Peccato che dopo 100 lanci venisse sostituito da Paschetto che, pur possedendo una gran palla veloce, diventò il lanciatore perdente a causa del suo cattivo controllo.
Quindi con una veloce, una curva o slider e un buon controllo come possiamo agire? Esaminiamo un battitore che tenga i piedi sullo stesso asse o, in altre parole, paralleli alla linea più vicina del piatto: le sue gambe potranno essere più o meno divaricate. Da questi atteggiamenti puoi avere una prima indicazione;
con gambe molto aperte lavora con la veloce interna alta e curve sul lato esterno; se il tuo lanciatore fosse capace di tirare la sottomano che sale o una rising pitch da tre/quarti avresti ulteriori probabilità di successo.
Con gambe molto ravvicinate va bene la fastball molto interna ed esterna improvvisa intercalate possibilmente da un cambio dopo una sprizzata. Fate attenzione, però, ad osservare quale sarà il passo durante l'esecuzione dello swing perchè questo movimento potrebbe modificare l'assetto iniziale e quindi far nascere la necessità di chiamare esattamente il contrario. Se, per esempio, viene effettuato un passo ampio può accadere che il battitore migliori la capacità di colpire i lanci bassi; si tratta di provare e riprovare sino a quando non si abbiano le conferme che le scelte iniziali siano state quelle giuste.
Abbiamo visto le situazioni di battitori con piedi paralleli rispetto alla linea interna del piatto. Ora prendiamo in considerazione una diversa posizione dei piedi rispetto a casa base.
I casi estremi possono essere due senza considerare eventuali varianti che siano una via di mezzo tra quanto appena detto e quello che vado a spiegare ora.
Primo caso: piede sinistro vicino al piatto rispetto al destro spostato più indietro (posizione chiusa).
Secondo caso: piede sinistro aperto verso la 3 A base rispetto al piede destro più vicino al piatto (posizione aperta). Parliamo di battitori destri quindi viceversa per i mancini.
In entrambi i casi è basilare seguire il movimento della gamba del passo per vedere la direzione del piede anteriore durante la girata. Se non avvengono cambiamenti di direzione diventa semplice decidere la rotazione dei lanci: nella prima ipotesi veloci molto interne alternate da slider e qualche veloce esterna improvvisa. Nella seconda diventa logico provare con veloci e slider esterni con qualche veloce interna improvvisa.
Ora dobbiamo considerare l'eventualità che avvenga un cambiamento di direzione della gamba anteriore nel momento in cui il battitore fa il passo per lo swing. Se non varia la direzione vi comporterete come consigliato; se, invece, il passo anteriore viene effettuato in senso diverso è necessario che osserviate la velocità delle braccia del battitore e il movimento della sua testa quando va a colpire la palla. Con braccia lente lanci veloci e slider nella parte più interna del piatto mentre con braccia rapide una veloce esterna seguita da un cambio, slider, veloce e ancora slider o curva. Questi consigli teorici devono trovare applicazione in base alle capacità del vostro lanciatore che forse possiede qualche lancio particolare con rotazioni della pallina fuori dai canoni. Tante sono le varianti che permettono di fare scelte che a volte potrebbero sembrare azzardate.
Ho accennato al battitore che muove la testa in anticipo: questo difetto, comune a molti atleti che non riescono a tenere il mento fermo nell'atto di colpire la pallina, è una vera manna per i ricevitori che dovranno lavorare, comunque, con lanci esterni o curve e slider. A questo proposito ho sempre sostenuto che un battitore con uno stile grossolano ma che guarda il lancio sino in fondo è più redditizio di quello che possieda un bello e plastico swing e giri in anticipo la testa.
Ritornando al discorso iniziale, tra i vari fattori accennai all'importanza di osservare anche il giro di mazza che il battitore, una volta entrato nel box, effettua per sciogliersi; per me ha rappresentato sempre un indizio molto utile:
guardando la traiettoria della mazza ero già in grado di intuire quale poteva essere l'altezza del lancio più consona al movimento naturale del battitore. Si tratta di una questione sottile ma vi consiglio di provarci.
Per finire vorrei che prestaste attenzione su alcuni consigli di comportamento.
Il ricevitore deve essere un vero leader, avere sempre sotto controllo qualsiasi situazione ed intervenire con la massima calma nei momenti difficili delle partite; siete l'unico giocatore che ha la visione completa del campo, che può determinare con giuste chiamate l'andamento positivo di ogni inning e contrastare con scelte appropriate l'azione d'attacco degli avversari. Ricoprite un ruolo in cui il lanciatore deve avere la massima fiducia sopratutto nei momenti in cui potrebbe perdere concentrazione nella sua meccanica e avere bisogno del vostro aiuto. Con il vostro comportamento dovete essere in grado di tenere sotto controllo ogni fase emotiva della partita per aiutare il gruppo.
Non dimenticate che i primi due lanci sul battitore sono di estrema importanza per avere un vantaggio sul battitore e scegliere poi i lanci che lo possono penalizzare. Ricordate anche che se il lanciatore rifiuta il segnale che gli avete fatto, è meglio non insistiate a meno che non ci siano ragioni evidenti; in questo caso chiaritevi con lui quando ritornerete in panchina.
Ed ora: buon allenamento e gustatevi i piaceri di questo ruolo.